Il Gruppo di lavoro su “Diritti di Proprietà Intellettuale e biodiversità e saperi locali” della Campagna Sblocchiamoli ha analizzato le conseguenze dei Diritti di Proprietà Intellettuale sulla tutela della biodiversità e dei saperi locali, nel sud come nel nord del mondo e ha formulato precise richieste, dirette a istituzioni nazionali e internazionali, per un'applicazione sostenibile delle norme sulla proprietà intellettuale.

La situazione attuale

Il patrimonio di saperi sulle varietà vegetali e sulle loro proprietà curative, sviluppato dai popoli indigeni del sud del mondo nel corso dei secoli, è stato riconosciuto in diverse istituzioni internazionali, in particolare dalla Convenzione sulla Diversità Biologica del 1992. Nonostante ciò, spesso tali varietà e conoscenze vengono brevettate da società agrochimiche e farmaceutiche che ne assumono il monopolio. La brevettazione delle specie vegetali impedisce il libero scambio di semi, attraverso cui le popolazioni indigene hanno contribuito alla creazione e al mantenimento della diversità biologica attualmente presente soprattutto nel sud del mondo. Il fenomeno, che impoverisce le società locali, contadine e indigene del sud del mondo è stato definito "biopirateria".

Al fine di sviluppare un modello alternativo a quello basato sull’appropriazione delle risorse genetiche da parte di grandi corporation, e in base a quanto stabilito dalla Convenzione sulla Diversità Biologica – Cbd, la Campagna ritiene necessario:

- rafforzare i sistemi locali di diritto consuetudinario che stabiliscono diritti collettivi sulla gestione delle risorse naturali;

- definire norme che stabiliscano l’obbligo di ottenere il consenso libero, previo e informato delle organizzazioni indigene e delle comunità locali, prima di ogni intervento sulle risorse naturali e genetiche;

- elaborare un sistema di documentazione, registrazione e analisi delle conoscenze tradizionali.

Le nostre richieste:

- che vengano raccolte e diffuse le conoscenze su strumenti legali e paralegali, nazionali ed internazionali, già predisposti per la tutela collettiva del patrimonio immateriale sulla biodiversità naturale;

- che il Piano nazionale per la Biodiversità possa essere monitorato e valutato “in corso d’opera” da parte delle Regioni e delle autorità locali;

- che ci sia il recepimento da parte di tutte le Regioni italiane di una tutela legale e paralegale della biodiversità e delle conoscenze tradizionali/locali connesse.

- che venga adottata una normativa nazionale di tutela delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali e locali che includa il sistema dell’Access and benefit sharing – ABS (Condivisione dei Benefici) ,in base alle indicazioni contenute nel Protocollo di Nagoya. Tale normativa dovrebbe:

* prevedere casi o criteri per l’esclusione della concessione di diritti di proprietà intellettuale sulle risorse genetiche e sulle conoscenze tradizionali e locali connesse.

* contemplare un sistema di condivisione dei benefici alternativo alla concessione di diritti di proprietà intellettuale su risorse genetiche e saperi tradizionali ad essi collegati

* Riconoscere il principio di precauzione come principio guida del sistema dell’ABS

* Prevedere un efficace sistema sanzionatorio per istituzioni e aziende che violano il sistema ABS

* Contemplare processi partecipativi di coinvolgimento delle comunità locali detentrici di saperi tradizionali e delle istituzioni che li rappresentano e amministrano.

- In vista della creazione di un ufficio unico brevetti a livello europeo, si chiede che gli uffici brevetti nazionali applichino, sin dalla fase di riconoscimento dei brevetti,  non solo le norme di diritto privato e commerciale, ma anche le  norme di diritto internazionale contenute nella Cbd, nonché alcuni principi di diritto internazionale, tra cui in particolare il principio dell’ equa condivisione dei benefici e il principio di precauzione.

 

documento analitico su Dpi e biodiversità e saperi locali

documento di policy su Dpi e biodiversità e saperi locali