DPI e Sovranità Alimentare
La situazione attuale:
L'attuale tendenza al rafforzamento della proprietà intellettuale applicata alle varietà vegetali e la conseguente creazione di monopoli su piante e semi da parte di imprese multinazionali, impedisce le attività informali di innovazione agricola che garantiscono la conservazione della biodiversità. La proprietà intellettuale sulle risorse genetiche impedisce ai contadini di riprodurre e utilizzare determinate specie di piante a uso alimentare. Tutto ciò favorisce la perdita dei mezzi di sussistenza da parte dei piccoli produttori agricoli.
In accordo con le indicazioni del Trattato Fao sulle risorse genetiche vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione la Campagna Sblocchiamoli ritiene che il riconoscimento agli agricoltori del diritto di libero accesso ai semi (non condizionato da diritti di proprietà intellettuale) può favorire un più ampio utilizzo delle colture destinate all'alimentazione e quindi rafforzare la sovranità alimentare.
Le nostre richieste:
- che il “privilegio dell’agricoltore” (la possibilità di riprodurre in azienda i semi di varietà protette) venga mantenuto, nel rispetto dei diritti degli agricoltori così come sanciti all’articolo 9 del Trattato Fao sulle risorse genetiche vegetali per l’Agricoltura e l’Alimentazione;
- che sempre più Regioni tutelino l’agricoltura contadina, le sue attività e i suoi prodotti, sostenendo le reti rurali che si stanno diffondendo anche nel nostro territorio e adottando provvedimenti legislativi per la conservazione e la valorizzazione di varietà e razze locali;
- che, a livello internazionale, si spinga perché i sistemi “sui generis” vengano protetti, ma che anche l’Upov diventi più trasparente. Le rappresentanze di ong e autorità locali dovrebbero essere più presenti nel dibattito istituzionale perché si introduca una vera e propria “valutazione d’impatto” di questi sistemi di protezione della proprietà intellettuale;
- che nelle politiche agricole (locali e internazionali) vengano affermati i sistemi sementieri informali (farmers’ seed system) come complementari e di supporto ai sistemi formali, prendendo coscienza dell’impatto negativo dei monopoli e dei nuovi regimi di proprietà intellettuale sull’agro-biodiversità, sulla ricerca agricola e sui sistemi agricoli in generale.



















